Isolare e impermeabilizzare al meglio: i materiali e le soluzioni al top
Prodotti e consigli su come mantenere in perfetta forma il vostro immobile
Pioggia, umidità, gelo: nemici giurati delle pareti di un edificio. Ecco perchè è necessario conoscere i migliori prodotti e prevenire le eventuali infiltrazioni di acqua, che spesso ci fanno penare non poco. Ancora più utile farlo adesso, nel periodo in cui stanno arrivando stagioni piovose umide e fredde, per evitare di correre ai ripari quando è ormai troppo tardi; prevenire è meglio che curare, infatti le infiltrazioni possono causare danni anche permanenti alle parti strutturali di un immobile. Insomma prendersi cura della nostra casa è più facile se si conoscono le cause e i rimedi a tutti quei problemi che si possono incontrare nel corso del tempo: uno di questi è proprio l’attacco degli agenti atmosferici alle nostre pareti.
Il giusto isolante termico
Isolare un edificio è di importanza cruciale se si vuole aumentare notevolmente il comfort abitativo ed evitare inutili sprechi di energia. Per trovare il prodotto isolante adatto, è sempre utile considerare le caratteristiche dell’immobile che si vuole isolare e le performance che si vogliono ottenere da questo intervento.
Uno dei primo fattore da tenere in considerazione è la conducibilità termica del prodotto (spesso la si identifica con la lettera greca lambda “λ”): minore è la conducibilità e maggiore sarà il potere isolante del materiale.
Altro elemento importante è il cosiddetto sfasamento termico, cioè il tempo impiegato dal calore per penetrare un materiale; nel caso in cui si abbia un elevato sfasamento, soprattutto nel periodo estivo, si potrà fare in modo che il calore arrivi all’interno dell’abitazione nelle ore più fresche, e che si mantenga una temperatura accettabile in quelle più roventi.
La capacità di traspirazione di un prodotto è, a sua volta, da tenere in considerazione dato che un materiale traspirante aumenta l’isolamento e riduce l’insorgenza di condensa, che può attaccare i muri. Ben venga infine se si prediligono prodotti durevoli, non tossici e ignifughi.
Tre le categorie di coibenti presenti nel mercato: sintetici (poliestere, polistirene, poliuretano), minerali (lana di vetro, lana di roccia, argilla espansa) e vegetali (sughero, fibra di canapa, fibra di legno). Ognuno presenta delle caratteristiche che lo rendono adatto a varie situazioni e contesti ambientali.
Una soluzione ad hoc
In generale i sintetici sono molto adatti ad interventi come l’isolamento a cappotto termico esterno, le facciate ventilate e i ponti termici. Positivo il fatto che siano economici, facili da montare, resistenti ad acqua e umidità e isolino alla perfezione; lo svantaggio risiede nel fatto che alcuni – se non trattati adeguatamente – sono pericolosi in caso di incendio, inoltre possono rilasciare sostanze tossiche nell’ambiente.
Per quanto riguarda gli isolanti minerali, il loro principale aspetto positivo è la riciclabilità e rinnovabilità; in più sono molto traspiranti e resistenti alle muffe, garantendo un’ ottima protezione delle pareti. Molto adatti alla realizzazione di cappotti, facciate ventilate, coperture ventilate, possono però risultare più costosi degli altri e avere bassi valori di radioattività naturale.
I prodotti naturali sono largamente usati come cappotti esterni ventilati, coperture ventilate, coperture inclinate, pareti divisorie interne, controsoffitti. Più costosi degli altri presentano però innumerevoli caratteristiche positive come l’ottimo isolamento e sfasamento termico, l’atossicità e la riciclabilità.
Il perfetto impermeabilizzante
Subito dopo la posa in opera dell’isolante termico è la volta del posizionamento dell’impermeabilizzante, che non consente il passaggio dell’acqua negli strati interni di una parete. Fondamentale scegliere quello giusto sia se si tratta di una nuova costruzione, sia se stiamo provvedendo ad una ristrutturazione; inoltre è utile sapere che l’impermeabilizzante migliore è quello che si adatta alle deformazioni della struttura e garantisce un’ottima durabilità nel tempo.
Nel caso di edifici esistenti, non va sottovalutato lo stato di conservazione della superficie in cui si prevede l’intervento: è importante verificare le resistenze meccaniche della pavimentazione e del massetto, nonché eventuali altre irregolarità.
La posa di un impermeabilizzante è un processo in cui bisogna porre massima attenzione, soprattutto nei punti più delicati di una parete (scarichi, cavallette, ed altri di questo tipo); non essere precisi in questo lavoro e non posare il materiale con continuità può compromettere tutto il tipo di intervento.
Tipologie e metodi di applicazione
Uno dei prodotti più utilizzati in questo ambito è la membrana bituminosa, cioè derivata dalla distillazione del petrolio; la maggior parte delle volte la si trova in rotoli prefabbricati e spesso sono dotate di una sorta di matura interna. Presentano una buona resistenza meccanica e uno spessore elevato, inoltre la posa in opera è semplice e garantisce un’ottima tenuta che dura nel tempo: infatti è possibile sovrapporre altri nuovi strati, per rinnovare ed integrare i vecchi. Perfetto per coperture calpestabili in nuove costruzioni o ristrutturazioni, tetti verdi e fondamenta. Le negatività risiedono nel fatto che stiamo parlando di un prodotto non biodegradabile e che, soprattutto nella durante la posa, può emettere gas nocivi.
Nelle membrane prefabbricate polimeriche non è presente il bitume, o solo in piccola percentuale; spesso le si trova in PVC o polietilene. Elastiche, capaci di assorbire bene escursione termica e i movimenti strutturali, hanno la pecca di non essere compatibili con qualsiasi tipo di materiale con cui possono venire a contatto (ad esempio catrame, solventi, oli).
Esistono poi le membrane autoadesive, che si incollano al piano di posa per semplice pressione senza la necessità di fiamma. In questo caso è garantita una perfetta adesione e un basso rischio di scivolamento; tuttavia questa soluzione rende al massimo, se si applica su superfici piane e regolari, in caso contrario serviranno degli ulteriori accorgimenti nei punti più critici. Il suo utilizzo maggiore lo si ha nei terrazzi e nelle superfici calpestabili, soprattutto nei luoghi in cui non è permesso l’utilizzo di fiamma libera.
Le membrane autoprotette ed ardesiate sono particolari perché è possibile che lo strato di protezione sia lasciato a vista; spesso questo strato è composto da lamiere di rame o alluminio, più costose ma meno soggette ad usura, problema di cui risentono quelle ardesiate. Molto utili nell’impermeabilizzazione di coperture non calpestabili, sia in nuove costruzioni che ristrutturazioni.
La soluzione più versatile è la cosiddetta impermeabilizzazione liquida, la quale può essere applicata con facilità su tutta la parete interessata e garantisce una resistenza elevata al ristagno d’acqua, ai raggi UV, ai cicli di gelo e disgelo. Se è vero che nella posa in opera bisogna fare attenzione ai materiali compatibili con questo prodotto, per il resto l’impermeabilizzazione di cui stiamo parlando risulta molto utile in balconi, terrazze, lucernari e coperture in generale; in particolare per interventi di ristrutturazione in cui non si voglia rimuovere la pavimentazione esistente.